Black Panther, la scenografia e i costumi afrofuturistici del nuovo film Marvel

Come sarebbe un’architettura futuristica in Africa? E gli abiti della regina? La scenografa e la costumista dell'ultimo film di supereroi immaginano un'Africa senza le influenze dei colonizzatori

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© 2017 - Disney/Marvel Studios

Black Panther, il nuovo film di Ryan Coogler, è l’evento cinematografico dell’anno, che ha battuto tutti i record Marvel.

Il film Marvel Black Panther non è solo una celebrazione dell'eccellenza nera, ma uno sguardo su una nazione africana che sfugge alla colonizzazione: Wakanda è una comunità segretamente ricca, potente e avanzata, alimentata da un elemento miracoloso chiamato vibranio che fornisce l’energia necessaria per tutto, dalle armi agli edifici, passando per gli abiti.

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È una rappresentazione di questa terra inedita sul grande schermo, e di questo dobbiamo ringraziare la scenografa Hannah Beachler – che nel curriculum vanta la scenografia di Moonlight (premio Oscar 2017) e di Lemonade di Beyonce – e la costumista Ruth E. Carter che hanno saputo creare una rappresentazione contemporanea dell’afrofuturismo: un termine coniato negli anni '90, che ha origine nella letteratura, nella musica e nell'immaginario di artisti come Jimi Hendrix, Sun Ra e Jean-Michel Basquiat, che hanno giocato con temi dello spazio per smantellare il razzismo.

L’afrofuturismo è quindi un’intersezione di tecnologia, politica, arte, filosofia e femminismo, che esplora i temi delle persone di colore che viaggiano attraverso il cosmo alla ricerca della liberazione dalla violenza e dall'oppressione, così come dell'illuminazione spirituale.

La scenografia di Black Panther: Come sarebbe un’architettura futuristica in Africa?

La scenografa di Black Panther Hannah Beachler si è chiesta come avrebbero costruito gli africani senza le influenze delle colonizzazioni.

Per costruire la scenografia di Black Panther, e quindi di Wakanda, Beacher si è ispirata alle architetture di Zaha Hadid, progetti come il DDP Building di Hadid a Seoul, il museo MAXXI di Roma e Wangjing SOHO a Pechino: degli edifici di Zaha si ritrovano in Black Panther non solo nelle curve moderniste che sembrano gridare al futuro, ma anche la dimensione di spazi grandi e intimi allo stesso tempo, resi tali dalle forme sinuose e voluttuose degli interni.

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Negli edifici di Wakanda questo si traduce in scale curve, nei contrasti tra il legno e il metallo e, soprattutto, nel gesto di ribassamento dei soffitti (che riesce a rendere un ambiente quasi personale anche il laboratorio scientifico che appare nel film Black Panther).

© 2017 - Disney/Marvel Studios

L’altro aspetto preso a prestito dall’architettura di Zaha Hadid è l’aspetto organico, a volte persino biomimetico, degli edifici, perfetto per un film che viaggia a cavallo tra tradizione e innovazione, abbracciando natura e tecnologia.

Wakanda è anche un luogo in cui le culture africane si sono incontrate per dare origine a un’estetica unica e originale, in antitesi con quella dell’architettura moderna di Zaha Hadid: per questo per creare gli scintillanti grattacieli di Golden City, il cuore di Wakanda, Belacher ha trovato ispirazione nell'architettura africana, rifacendosi alle tradizionali capanne con il tetto di paglia, ma anche all’architettura di Timbuktu e alle piramidi del Mali.

Infine, nel film Marvel al cinema c’è anche qualcosa di Buckingham Palace, che ha ispirato la casa di Black Panther (il cui vero nome è Tchalla): un’architettura che ha le dimensioni perfette per un palazzo, da cui si determina la scala dell’intera città.

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I costumi di Black Panther: come sarebbero gli abiti di una regina africana del futuro?

Per progettare gli abiti dei protagonisti di Black Panther Ruth E. Carter, costumista dell’ultimo film Marvel, è partita da un cappello Zulu e da una stampante 3D, immaginando una futuristica realtà alternativa africana - costituita da diverse tribù e intatta dall’influenza dei colonizzatori.

Per questo è andata alla ricerca di autentici disegni africani, come i tradizionali anelli da collo indossati dalle donne Ndebele del Sud Africa, adattandoli alle esigenze cromatiche del film richieste dal regista di Black Panther Ryan Coogler (indovina di chi colore veste il protagonista Black Panther?) e alla ricostruzione ambientale fatta dalla scenografa: la tribù mercantile è ispirata ai Tuareg, con il loro tipico blu; la tribù mineraria ricorda gli Himba della Namibia, noti per la vernice color ocra rossa e i copricapo in pelle, mentre per il quartiere hipster di Step Town, si è ispirata a un festival Afropunk ad Atlanta, dove è stato girato Black Panther.

Tra i costumi di Black Panther più interessanti, la corona della regina Ramonda, madre di Tchalla alias Black Panther, ispirato proprio a un tradizionale cappello da donna sposata zulù, reso rosso dall’ocra. Il cappello è stato realizzato con una stampante 3D l'aiuto della designer Julia Körner , specializzata in abiti in plastica, così come il coprispalle.

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© 2017 - Disney/Marvel Studios
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