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Millennial Pink, cos'è davvero e perché non smette di affascinarci

Da Paris Hilton a Wes Anderson, storia di un colore diventato androgino e intellettuale, anche grazie a Instagram (ma non solo)

millennial-pink-storia
Unsplash

Tutti abbiamo sentito parlare di Millennial Pink, ma anche chi si rifiuta di ricordare questo nome non ha potuto evitare di vederlo: ha cominciato a fare sfoggio di sé intorno al 2012 come sfumatura delicata del rosa Barbie ed è diventato uno statement nell’estate 2016 quando ha assunto ufficialmente questo nome e ha cominciato a includere una gamma di tonalità di rosa che vanno dal beige a un ibrido tra il color salmone e il pesca.

Alcuni fanno risalire il punto di svolta nella storia del Millennial Pink proprio al film Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, mentre secondo altri l’ascesa è iniziata con la versione “oro rosa” dell’iPhone messa in commercio nel 2015.

In realtà tutto è cominciato un anno prima, quando i nomi del design scandinavo come Muuto, Normann Copenhagen, Space Copenhagen, Scholten & Baijings hanno cominciato a usare nei loro pezzi d’arredo questo colore, che si è diffuso su Pinterest come Scandi pink.

Foto: Unsplash

Nello stesso anno India Mahdavi cura il restyling del ristorante Gallery at Sketch London: pareti rosa e sedie di velluto rosa. Un colore che diventa la sua firma, e che negli anni successivi usa per gli interni dei negozi Red Valentino.

È un successo, in qualunque campo venga usato: dalla moda agli interni, per non parlare delle copertine dei libri e delle foto su Instagram, i cui dati dimostrano che quando una foto ha una forte componente di rosa funziona meglio delle altre in termini di engagement.

È soft senza essere banale, sta bene quasi con tutti gli altri colori, riesce ad assumere diverse identità a seconda dell’accostamento, rappresenta una sorta di bellezza ironica, è “carino” pur mantenendo un distacco intellettuale. 

E, soprattutto, è diventato androgino, scrollandosi di dosso l’etichetta di colore da ragazzine: da Paris Hilton a Wes Anderson, per intenderci. 

In realtà la storia del rosa come colore associato alla femminilità è molto più recente di quanto si pensi: fino alla metà del 20esimo secolo era un colore indossato da uomini sfarzosi. Storicamente, le donne nell'arte hanno maggiori probabilità di essere rappresentate in blu, il colore tradizionalmente indossato dalla Vergine Maria.

Nell’epoca di Instagram, il Millennial Pink funziona perché appare lusinghiero e gradevole alla vista, ma parla anche di un momento storico in cui i generi sono sempre più fluidi. Allo stesso tempo riprende un colore tipico degli anni ’80 e ’90 rendendolo più sobrio, accompagnato da un senso di fiducia che ci dice che “lo stiamo facendo meglio”

Sfacciato, sincero e nostalgico allo stesso tempo, il Millennial Pink ci infonde calma e meraviglia. È un desiderio che la bellezza possa essere de-problematizzata. Che non accenna ad andarsene.


di Carlotta Marelli / 11 Maggio 2018

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