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Moda e natura hanno una relazione dal 1600, che ora diventa una mostra

In scena al V&A la mostra Fashioned from Nature che racconta una relazione millenaria tra il mondo del fashion e quello naturale

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Una borsetta in fibra d’ananas, il vestito firmato Calvin Klein indossato da Emma Watson e fatto interamente di bottiglie di plastica riciclate e un mantello di piume di gallo sono solo alcuni degli oggetti esibiti nella mostra Fashioned from Nature, ora in scena tra le mura del V&A Museum di Londra.

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Magnifici, intriganti e a volte sconvolgenti, gli oltre 300 abiti e accessori sono riuniti sotto lo stesso tetto per delineare il complesso rapporto fra il mondo della moda e quello della natura dal 1600 ad oggi, mostrando come i vestiti dell’alta moda traggano continuamente ispirazione dalla bellezza e dalla potenza di Madre Natura, dagli abiti di Christian Dior a quelli di Dries Van Noten, passando per gli iconici cappelli di Philip Treacy.

La mostra esplora anche come i processi dell’industria della moda e la continua domanda per le materie prime danneggino l’ambiente, comprese le testimonianze e i materiali di attivisti e gruppi di protesta, come Fashion Revolution o Vivienne Westwood, che hanno sempre più sottolineato il problema negli ultimi anni.

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L'accento è posto anche su come il mondo del design può ricoprire un ruolo importante nello sviluppo di un’industria della moda migliore e più eco-sostenibile, e in questo ambito sono esposte ambite collezioni, creative e green, di designer contemporanei come Stella McCartney, nota attivista e designer di successo, e Christopher Raeburn che crea i suoi abiti attraverso l’upcycling.

Fashioned from Nature si concentra anche sull’utilizzo di materiali e tessuti innovativi in arrivo direttamente dalla madre terra - come gli scarti dell’uva utilizzata nell’industria vinicola e riadattati da Vegea come sostituto del pellame in un abito. O un ensemble firmato Ferragamo fatto di fibre d’arancia ricavate da un’industria di limoni italiana e un vestito della linea H&M Conscious fatto di plastica riciclata raccolta dal litorale.

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La mostra osserva gli ultimi 400 anni della storia della moda per scoprire cosa poter imparare e migliorare nella produzione tessile odierna rispetto al passato, con reperti risalenti addirittura ai primi del ‘600. Fra gli oggetti, un paio di orecchini datati 1875 creati con vere teste di due uccelli Drepanidini - accessorio altamente popolare e venduto all’epoca in grandi quantità- e un vestito di mussola del 1860 decorato con ali di un prezioso verde iridescente provenienti da centinaia di scarabei.

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E ancora, un gilet da uomo del 1780 adornato con un curato motivo di simpatiche scimmie Macaco, le più recenti borse di Gucci decorate con il motivo di cervi volanti, una giacca da donna risalente ai primi del 1600 con un intricato ricamo piante e fiori, accompagnata da un vestito Giles Deacon haute-couture del 2016 con un complicato motivo di eleganti uova d’uccello, e lussuosi abiti da sera leopardati firmati Jean Paul Gaultier e Busvine.

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Questi e molti altri, sono esposti a fianco degli esemplari biologici per mostrare in quale maniera il mondo della moda abbia utilizzato in passato i materiali di origine animale nei suoi disegni e prodotti.

Il continuum temporale della retrospettiva prosegue poi verso i concetti dell’espansione del commercio internazionale e delle importazioni di materiali preziosi, arrivando all’introduzione di materiali artificiali, responsabili della promozione di una moda per le masse ma anche di una gran parte dell’inquinamento universale di aria e acqua.

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A tal proposito sono presenti una serie di poster, abiti con slogan di protesta e opere d’arte finalizzata a mostrare come i movimenti attivisti abbiano aiutato nel tempo a indirizzare l’attenzione del pubblico verso gli aspetti nocivi dell’industria della moda.

Inoltre, il Centre for Sustainable Fashion (CSF) del London College of Fashion UAL, presenterà due installazioni interattive per esplorare i concetti di “Fashion Now” e “Fashion Future”. La prima fatta da 5 iconici capi contemporanei che i visitatori potranno scoprire attraverso dei sensori creati per mostrare l’invisibile impatto naturale sulla progettazione, la manifattura, l’utilizzo e l’abbandono di ogni singolo abito. La seconda, che trasporterà i visitatori in possibili scenari futuri, spingendo il pubblico a domandarsi cosa significhi realmente il mondo della moda e mostrando un avvenire ancora tutto da immaginare.

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La mostra è visitabile fino al 27 Gennaio 2019.

In apertura: AL V&A MUSEUM DI LONDRA VA IN SCENA FASHIONED FROM NATURE, CON OLTRE 300 ABITI E ACCESSORI RIUNITI SOTTO LO STESSO TETTO PER DELINEARE IL COMPLESSO RAPPORTO FRA IL MONDO DEL FASHION E QUELLO NATURALE DAL 1600 AD OGGI.

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