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Andrea Branzi tra teoria e pratica

La storia di una delle figure più poliedriche e affascinanti del design e dell’architettura italiani ed internazionali

andrea-branzi-biografia
Getty Images

È una delle figure più carismatiche e poliedriche del mondo del design e dell’architettura in Italia, Andrea Branzi, architetto e designer di fama internazionale, nato a Firenze nel 1938, e laureatosi nella città natale nel 1966, ha un profilo completo, che copre a 360° la sfera pratica (della professione) e quella teorica (della speculazione accademica), sfociando in sperimentazioni in bilico tra questi due mondi, troppo spesso considerati, ancora oggi, agli antipodi. Fin dalla laurea ha fatto parte del movimento di avanguardia dell’ architettura Radicale, e questo ha segnato la sua formazione ed il suo pensiero. È stato uno dei fondatori del movimento Archizoom Associati, un gruppo costituito con Gilberto Corretti, Paolo Deganello e Massimo Morozzi, ai quali si aggiunsero successivamente i designer Dario e Lucia Bartolini, che firmò da metà degli anni 60 una ricca serie di progetti di design, abiti, architetture e di visioni urbane a scala territoriale che contestavano quelle convenzionali delle Università.

Dalla megastruttura alla città utopica fino ai progetti di design, le opere di Archizoom sono state in aperto contrasto con il movimento moderno. Basti pensare alla ricerca di Andrea Branzi No-Stop-City, progetto teorico di sistema metropolitano del futuro, senza architettura, senza confini, generata da flussi di persone, informazioni e merci; o al celebre divano Superonda, uno dei primi esempi di arredo scultura. Una poltrona composta da blocchi di poliuretano, destrutturata e anticonformista, che può utilizzare liberamente, secondo le necessità d’uso piuttosto che secondo regole predefinite, diventando panca, chaise-longue o letto.

Il pensiero di Andrea Branzi, e le opere, sono caratterizzati dall’idea di una particolare continuità tra architettura design e progettazione urbana, discipline mai slegate, ma allo stesso tempo con peculiarità che le rendono uniche. È il caso del design, che strascichi del movimento radicale lo vedono come il tassello base di conformazione della città. Una città nella quale la qualità di spazi, degli ambienti e dei luoghi è in realtà il risultato della presenza di un sistema di oggetti e servizi. La città in realtà è il cucchiaio. Così nella metropoli contemporanea ormai ci si orienta basandosi sulle vetrine, sulle fermate pubbliche, sugli arredi urbani, sempre meno si guarda esclusivamente all’architettura. Questo la porta a non essere più percepita come matrice dell’ambiente urbano, a meno che non la si consideri un oggetto.

Grazie alla sua mente lucida, all’attività professionale ha sempre affiancato quella di docente, presso la facoltà di architettura di Palermo, alla facoltà di design del Politecnico di Milano e come co-fondatore e direttore didattico della Domus Academy, prima scuola internazionale post-Laurea di design che è valsa il Compasso d’oro ad Andrea Branzi. Ha fondato con altri lo studio CDM (Consulenti design Milano), con il quale ha sviluppato numerose ricerche, tra cui il centro di colorimetria creativa Colorterminal e il Centro design Montefibre, con il quale ha vinto il secondo dei tre Compasso d'oro che vanta in curriculum, insieme al terzo e forse più significativo, quello alla carriera del 1987.

Autore di libri sulla storia e la teoria del design, ha curato numerose mostre di questo settore in Italia e all'estero. Tra i più famosi contributi teorici di Andrea Branzi Modernità debole e diffusa, Animali domestici, Il design italiano, La crisi della qualità.

I suoi progetti riflettono quasi sempre le sue speculazioni teoriche, come per la collezione sperimentale di mobili Andrea Branzi Alchimia, la collezione Animali domestici per Zabro, la più contemporanea serie di decorazioni per vasi Genetic Tales per Alessi.

Anche se è difficile dare una definizione precisa di quello che è, una delle figure che negli ultimi anni ha suscitato più interesse è quella per l’Andrea Branzi artista e scultore ( leggi anche Andrea Branzi si immagina altri luoghi, e li porta a Milano ). Tra le ultime mostre, la sua Altri Luoghi, esposta alla Galleria Antonia Jannone Milano a Febbraio 2017 è stata una riflessione sul valore letterario e drammaturgico della progettazione, con opere su carta e sculture che come piccole scenografie di creta e plastilina incasellate in gabbie di vetro e plexiglass, hanno messo in scena il lato più misterioso, mitico della progettazione.

La complessità delle opere Andrea Branzi ha affascinato il Centro Pompidou di Parigi che fino al 31 Dicembre 2018 ospiterà una sala permanente dedicata al suo lavoro al IV piano del Museo che si aggiunge all’ampio archivio già conservato.

Una citazione che fa sorridere. “Gli oggetti inutili sono quelli indispensabili, il superfluo è quello che la gente non capisce inizialmente, ma che viene rivalutato e riletto a distanza di molti anni. Degli oggetti inutili c’è un grande bisogno, basta guardare dentro le case. I vasi da fiori, per esempio, sono qualcosa di inutile, eppure fanno parte della tradizione umana. Sono un simbolo, qualcosa che nessuno spiega o sa spiegare. In generale, il rapporto tra l’uomo e gli oggetti che gli stanno intorno non è mai stato spiegato. Se lo fosse, sarebbe la fine del design.”

E una curiosità. La figlia di Andrea Branzi? Se pensate ad una figlia d’arte sbagliate strada. Probabilmente la sua voce vi sarà familiare, si tratta infatti de La Pina, nome d'arte di Orsola Branzi, rapper, conduttrice radiofonica e conduttrice televisiva italiana che ha lavorando per Rai 2, GAY.tv e Deejay TV. Figlia d’arte no, anche se in realtà, la velocità di pensiero forse è una qualità ereditata.


di Laura Arrighi / 9 Marzo 2018

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