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Daniel Libeskind, il decostruttivista

Viaggio tra le grandi opere dell'esponente del decostruttivismo che influenza un'intera generazione di architetti

Stefan Ruiz

Se oggi Daniel Libeskind è un architetto di fama internazionale conosciuto in tutto il mondo, lo si deve anche a quelle intere giornate passate ad osservare (da ragazzino negli Anni 60) le fasi costruttive di un World Trade Center newyorkese, oggi simbolo di rinascita, da lui stesso ridisegnato dopo il terribile attentato alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001.

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È infatti suo il Masterplan (affidatogli nel 2003) per la ricostruzione di Ground Zero che sta ridefinendo lo skyline della metropoli con 4 torri, il Memoriale e il Museo-Memoriale. Un progetto urbanistico importante, in seguito al quale lo Studio Libeskind trasferisce la sede principale del proprio lavoro da Berlino alla Grande Mela.

Ma facciamo un passo indietro. L’architetto Libeskind, polacco naturalizzato statunitense, rinomato per la sua capacità di intersecare differenti discipline e culture con una immensa passione per la musica, la filosofia, la letteratura e la matematica, ha sempre inseguito (anche fisicamente) l’architettura e la voglia di comunicare attraverso essa.

Jewish Museum, Berlin.
Guenter Schneider

Nel 1989, dopo aver vinto il concorso per costruire il Museo Ebraico di Berlino Daniel Libeskind fonda il suo studio nella capitale. L’opera, che racconta e racchiude due millenni di storia sociale, politica e culturale degli ebrei in Germania - ribattezzata dallo stesso Libeskind Between the Lines (tra le linee) – diventa presto una delle icone dell’architettura contemporanea. Un’enorme scultura in cui il vuoto, i materiali, i percorsi, la luce e i tagli sono pensati come segni evocativi per non dimenticare le ripercussioni dell’Olocausto.

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L’architetto, riconosciuto oggi come uno dei principali interpreti dell’architettura decostruttivista (nel 1988 viene inserito nella mostra Deconstructivist architecture al MoMA di New york), è molto legato alla rappresentazione della storia e delle tragedie legate alla guerra, tanto da diventare una costante della sua produzione: dal museo dedicato al pittore ebreo Felix Nussbaum (1998) ai musei ebraici di Copenhagen e San Francisco, fino al più recente National Holocaust Monument di Ottawa.

Daniel Libeskind è coinvolto nella progettazione e realizzazione di una vasta gamma di progetti urbani, culturali e commerciali a livello internazionale. Lo Studio ha completato edifici che vanno da musei alle sale concerto, dai centri congressi agli edifici universitari, fino a hotel, centri commerciali o torri residenziali. Per non parlare del suo più recente approccio al design. È del 2004 il progetto di Daniel Libeskind Grand Canal Square Theatre di Dublino (foto sotto), i cui volumi trasparenti dinamici creano un rapporto stretto con la città storica irlandese. Un landmark apparentemente estraneo al contesto urbano ormai luogo di ritrovo e aggregazione, che si trasforma, nelle ore serali, in un inconsapevole palcoscenico di vita reale.

Grand Canal Theatre a Dublino.
Hufton + Crow Photography
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City Life, Milano.
Michele Nastasi

Anche l’Italia lo accoglie a braccia aperte. A Milano Libeskind, nel 2003, vince il concorso per la ricostruzione di una parte dell’ex area fieristica della città e progetta e costruisce una serie di residenze a corte e una delle tre torri nel quartiere City Life (foto sopra). L’edificio (iniziato nel 2015 e tutt’ora in fase costruttiva), soprannominato Il Curvo per il suo movimento concavo che si sviluppa in elevazione, diventerà (nel 2020) il quartier generale della società di consulenza contabile e fiscale Pricewaterhouse Cooper (PwC).

«Spero ancora di poter realizzare il museo», ha affermato da poco l’archistar che considera il grattacielo milanese come un esempio unico di come politiche virtuose possano proiettare un quartiere di una città, carico di storia e tradizione, direttamente nel 21esimo secolo.

Reflection at Keppel Bay, Singapore.
Keppel Bay Pte Ltd
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Anche a Singapore il Daniel Libeskind Studio ha creato (2005 – 2011) un gruppo di 6 torri ondeggianti curve ed eleganti che, insieme ai blocchi più bassi adiacenti, ospitano più di 1000 appartamenti (foto sopra). Il nuovo skyline, situato all’ingresso dello storico porto di Keppel, offre ad ogni abitazione una personale vista sull’Oceano, sull’Isola di Sentosa, sul campo da golf e sul Monte Faber. Nel 2008 il progetto di Daniel Libeskind Reflections (questo il nome del progetto) ha ricevuto il prestigioso BCA Green Mark Award per la sostenibilità delle architetture (per la raccolta sotterranea delle acque piovane e la successiva filtrazione e riciclaggio per l’irrigazione del paesaggio, per l’utilizzo di ampi giardini in quota per il contenimento delle temperature, per l’efficienza energetica, ecc).

Ma anche la mancanza di superficie è una delle sfide che ha da poco affrontato lo studio Libeskind. Il primo progetto residenziale di Berlino (2012 -2017) ha riportato l’architetto polacco in Germania per ritagliare 73 appartamenti su un terreno (in un angolo del quartiere Mitte in centro città) che misura poco meno di mezzo acro (poco più di 2000 mq).

Sapphire, Berlin.
Hufton + Crow Photography

Il Sapphire – Zaffiro – (foto sopra) caratterizzato da grandi finestre angolari, pareti inclinate, pattern tridimensionali, motivi geometrici, materiali di rivestimento tecnologicamente avanzati e spazi a doppia altezza, ospita, oltre alle residenze, una serie di negozi al piano terra, un parcheggio al piano interrato e uno spazio pubblico all’aperto.

I suoi edifici sono apparsi sulle copertine di riviste quali Time, Newsweek, Architectural Record e il Wall Street Journal. Le idee di Libeskind hanno influenzato una nuova generazione di architetti e di tutti coloro interessati al futuro sviluppo delle città e del pensiero. Fra i premi ricevuti: il Leone di pietra alla Biennale di Venezia (1985).

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