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Addio Gillo Dorfles, 107 anni di critica dell’arte e rivoluzione

Critico d'arte, artista, filosofo, intellettuale a tutto tondo: ci ha lasciati un gigante della cultura italiana

Getty Images

È morto Gillo Dorfles. Uno dei più grandi critici d’arte italiani del 900, è scomparso alla ragguardevole età di 107 anni. A dare la notizia il nipote, testimone delle ultime difficili ore nella sua casa a Milano. Con la morte di Gillo Dorflesdiciamo addio a un vero gigante e veterano della cultura italiana, che all’attività di intellettuale e filosofo ha accompagnato sempre la personale passione per la pittura, un uomo “che indossò il Novecento, con la stessa eleganza con cui vestiva gli abiti confezionati dai migliori sarti”, come scrive Antonio Gnoli su Repubblica.

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Nato nella Trieste austro-ungarica del 1910, dopo aver intrapreso gli studi in medicina e psichiatria, Angelo Eugenio Dorfles (questo il nome per esteso) decise di seguire sin dagli anni 30 la vocazione per l’arte, la pittura, l’estetica. Insegnò quest’ultima materia in prestigiose università, come Milano, Cagliari, Trieste.

Con la sua intelligenza vivace Gillo Dorfles ha partecipato da protagonista ai grandi sommovimenti intellettuali che hanno certificato, dal secondo dopoguerra in poi, la secolarizzazione dell’arte, spingendo a osservarla come un fenomeno tra i fenomeni: “l'arte non prescinde dal tempo per esprimere semplicemente lo spirito della Storia universale, bensì è connessa al ruolo delle mode e a tutti gli ambiti del gusto”, dichiarò una volta.

In questo “divenire delle arti” (titolo di una sua opera del 1959) Dorfles si inserì attivamente: lo fece fondando nel 1948 il Movimento per l’arte concreta, insieme ad altri grandi tra cui Bruno Munari; lo fece esponendo i propri dipinti in numerose mostre, tra cui la grande esposizione “Esperimenti di sintesi delle arti” alla Galleria del Fiore di Milano, nel 1955; lo fece esplorando, in quegli anni 60 caldi di politica e di rivoluzioni, la sfuggente categoria del kitsch, per cogliere l’essenza delle “buone cose di pessimo gusto” (come le ebbe a definire Gozzano) in cui la società consumistica ci immerge ogni giorno di più.

Autore di numerosissimi scritti, da saggi come Discorso tecnico delle arti (1952) alle monografie su artisti complessi come Durer, Gillo Dorfles arricchì la critica d’arte con le categorie dell’antropologia e della linguistica. Il suo genio fu penetrante e anticipatore: colse anzitempo le tendenze barocche dell’architettura moderna, concetto ripreso da altri solo alla fine degli anni ’80.

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Nel nuovo millennio la sua intelligenza vegliarda, - sì, ma inarrestabile - continuò a illuminarci sui nostri mala tempora, con saggi come Conformisti (2009) e Fatti e Fattoidi (2009), presagendo con quest’ultimo il problema della post-verità di cui parliamo ogni giorno con le fake-news. Sempre al confine tra critico e artista, Dorfles ha visto esposti i suoi disegni fino al gennaio 2017, con la mostra “Vitriol, disegni di Gillo Dorfles 2016”, alla Triennale di Milano. Avrebbe compiuto 108 anni tra un mese. Siamo certi che si sia ricongiunto ai suoi cari e agli altri compagni di viaggio: colossi come Italo Svevo, Andy Warhol, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, personalità con cui Dorfles interloquì in varie forme e occasioni, e con cui ha reso grande la cultura del XX secolo.

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