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Da Nonostantemarras si fabbrica, si fa, si disfa. E si sente il rumore del mare

Antonio Marras e Francesco Maggiore raccontano di un progetto di collaborazione nato un anno fa. Che oggi dà vita alla Premiata Ditta Marras&Co.

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© Daniela Zedda

Nonostante il FuoriSalone 2018, Nonostantemarras è un’oasi di calma apparente, un hortus conclusus di glicini che trasformano questo cortile in via Cola di Renzo 8 in una piccola giungla che fiorisce a primavera, puntuale per la Milano Design Week

La calma apparente nasconde lo straordinario fermento creativo di Fabbricare, Fare, Disfare, l’opera prima della Premiata Ditta Marras&Co., che negli ultimi mesi ha trasformato quello che avrebbe dovuto essere uno show-room in un vero e proprio co-working, portando a una serie di partnership con aziende italiane scelte con Archiproducts tra le più vivaci e innovative nel settore arredo e complementi per la casa: La Fabbrica del Lino, Fantin, Kiasmo, Saba, Wall&Decò.

Tutte le foto: © Daniela Zedda

Con Saba sono nate tre nuove linee di rivestimenti per i divani e le poltroncine New York; con Kiasmo, a quattro mani con Vincenzo D’Alba, nuove collezioni di vasi, piatti, piastrelle e cuscini; una linea di cuscini è firmata anche per La Fabbrica del Lino insieme a una collezione di runner, tovaglie e grembiuli; con l’azienda Fantin, sempre in collaborazione con Kiasmo, un tavolo dal ripiano progettato per accogliere le nuove serie di piastrelle; una carta da parati con Wall&Decò.

Alcuni di questi prodotti sono declinati come pezzi unici, contraddistinti da interventi pittorici realizzati direttamente sui prodotti da Marras, in alcuni casi coadiuvato da D’Alba: il design industriale incontra così la performance artistica e racconta lo straordinario fascino del dialogo sull’arte. 

Al centro del progetto per il FuoriSalone di Milano, l’incontro tra Antonio Marras, stilista innamorato dell’arte definitivamente consacrato anche in questo mondo dopo la retrospettiva alla Triennale di Milano nel 2016 e la recente esposizione alla Galleria Minini di Brescia, e Francesco Maggiore, ingegnere innamorato dell’architettura, che si divide tra la presidenza della Fondazione Gianfranco Dioguardi, con cui sta curando una serie di appuntamenti per il Cantiere-evento del Teatro Lirico di Milano (tra le quali, nel settembre 2017 proprio la sfilata di Marras), e la direzione creativa del brand Kiasmo.

Entrambi innamorati di Milano: se Marras ci è arrivato da Alghero, Maggiore l’ha raggiunta da Bari. 

Qui, nella vecchia officina trasformata in negozio, salotto – e per il FuoriSalone di Milano anche in temporary restaurant Domus Rana, in collaborazione con la famiglia Rana – si sono incontrati per riportare in vita l’industriosità di questi spazi di lavoro, per “Fabbricare, fare, disfare” insieme. E qui li abbiamo incontrati noi, per farci raccontare in un’intervista doppia il dietro le quinte di questo progetto tra design, arte e moda, tra impresa e cultura, arte e industria, tradizione e contemporaneità.

Fabbricare, Fare, Disfare. Partiamo dall’ultimo punto, quello del disfare. Siete entrambe figure che hanno disfatto, per non dire distrutto, l’idea di confine tra una disciplina e l’altra. Ci raccontate come, da stilista e da ingegnere, siete diventati altro? E insieme, cosa siete?

Antonio Marras: il verbo distruggere non mi piace, mentre il disfare fa parte dei miei processi. Soprattutto mi piace ridare una nuova forma a ciò che è disfatto, che è stato scartato, incompiuto.

Quello che faccio nel mio lavoro – che è quello di girovagare – è provare a creare connessioni tra le diverse discipline. Danza, musica, teatro e arte convergono e si fondono nella sfilata, anche in sperimentazioni azzardate. Non so se ho un rigore metodologico e – se ce l’ho – non ne sono consapevole. 

Francesco invece è metodico: insieme siamo la coppia più bella del mondo, siamo due persone che cercano e trovano affinità. E scoprono. 

Francesco Maggiore: Disfare l’ingegneria è molto semplice, basta sbagliare. Diventare ingegnere è stato un bellissimo sbaglio che mi ha portato a fare i conti con il metodo, con la regola, con il rigore; alleati preziosissimi per chi come me sarebbe altrimenti incline alla dissolutezza. 

Così, forte della disciplina imposta dall’ingegneria, mi sono concesso un intrepido sconfinamento nel mondo dell’arte, dell’architettura, del design e della moda con il progetto Kiasmo.

Veniamo al fare: cosa avete fatto per il FuoriSalone 2018? Come e quando è nato questo progetto?  

FM: Il progetto è nato subito dopo la sfilata al Cantiere-evento del Teatro Lirico. Ci siamo visti per festeggiare, qui a NonostanteMarras, e Antonio mi ha chiesto di fare qualcosa insieme per il FuoriSalone.

AM: Quella sera Francesco era brillo e sfinito, saltava e cantava a squarciagola. Non so come faccia a ricordarsi di quello di cui abbiamo parlato! Ma sì, durante la serata abbiamo discusso di un progetto non definito, che ha preso forma e corpo nel tempo.

FM: C’era l’idea di coinvolgere diverse aziende chiedendo loro di produrre oggetti “manomessi” da Antonio. Poi, insieme al gruppo di Archiproducts, abbiamo fatto la selezione e abbiamo trovato le cinque aziende che partecipano oggi al FuoriSalone

La poesia di Dino Campana dice che al “fabbricare fare disfare preferisco il rumore del mare”, voi invece, sardo uno, pugliese l’altro, avete preferito Milano. Quanto mare portate con voi?

FM. Siamo naufragati a Milano. 

AM. Ogni volta partiamo con la voglia di andare restando.Chi nasce su un’isola ce l’ha nel DNA. Quando scopri che attorno a te c’è il mare non vedi l’ora di oltrepassarlo. 

Questa voglia di assecondare l’Ulisse che c’è in ognuno di noi per me è molto forte. Sono sempre andato via sapendo di voler tornare. Quando sono a Milano non mi manca Alghero, e viceversa. Sto bene in entrambi i posti. 

Quando sto qui l’unica cosa di cui sento la mancanza è il rumore del mare. 

FM: La Puglia è penisola della penisola, il che significa che è quasi un’isola. La distanza che separa la mia regione da Milano fa capire quanta distanza culturale e geografica ci sia.

Però questa condizione porta a desiderare di più le cose, rispetto a chi le ha a portata di mano. Da Milano hai un punto di vista diverso da quello che puoi avere ad Alghero o nel Salento, hai una visione più lucida. 

La distanza prospettica dalla quale noi osserviamo il nostro Paese ci porta a volere sempre qualcosa di più.

La Puglia e la Sardegna sono due regioni marginali: da studente per vedere una mostra a Milano dovevo farmi traversate notturne in treno, quando magari uno che abita a Milano non ci va nemmeno. Desiderare fortemente qualcosa significa darle valore.

AM: È come la siepe di Leopardi, che ti porta a innalzare lo sguardo oltre quel limite, quella siepe.  Però poi quando io vado in Sardegna e lui in Puglia non ci incontriamo mai.

FM: Ma ci mandiamo le fotografie del mare. Io da oriente le albe, lui da occidente i tramonti.

Con Fabbricare, Fare Disfare, la Premiata Ditta Marras&Co., dà vita a un prolifico progetto di collaborazione tra imprese e, soprattutto, tra persone: quanto è importante saper lavorare insieme e fare rete?

AM: La collaborazione è alla base di ogni buon progetto. Poter comunicare e vedere con gli altri le proprie esperienze, renderli partecipi delle cose che sai, è fondamentale, così come lo è poter usufruire quello che gli altri sanno e hanno fatto. 

Lavorare insieme agli altri è la maniera più spontanea di fare il mio lavoro. Non posso concepire un progetto se non condiviso con qualcuno. 

Con Francesco è stato istintivo: è venuto esattamente un anno fa a invitarmi a fare un disegno a quattro mani con Vincenzo D’Alba e da lì ci siamo ritrovati a fare colazione sul tetto del Teatro Lirico di Milano, poi a fare una sfilata dentro a quegli spazi, parte dell’operazione Cantiere-evento, e ancora a vestire il prospetto del Teatro con l’installazione Com’è bella la città.

FM: Per collaborare si deve avere umiltà, bisogna saper ascoltare e dare fiducia. E Antonio mi ha dato tutto questo. Qualche volta si è fidato a tal punto da permettermi di suggerirgli cosa disegnare.

AM:  Quando lavoro non sopporto che la gente stia con le mani in mano, tutti vengono coinvolti e sovrastati dalle cose che sto facendo. È inevitabile che ci sia un coinvolgimento. 

Siamo arrivati all’ultimo termine, quello del Fabbricare: la Premiata Ditta Marras&Co. è una “fabbrica” di prodotti di alto artigianato made in Italy, tra la manifattura artistica e l’innovazione tecnologica… cosa vuol dire fabbricare? Quali sono e come sono nati i prodotti che vediamo?

AM: Fabbricare vuol dire costruire, edificare, elaborare, ma anche concretizzare e realizzare un’idea, un progetto, un sogno. In questo caso specifico abbiamo costruito insieme una serie di cose, di idee. Abbiamo più fatto che detto. E così oggi stiamo facendo questa intervista comodamente seduti su un divano Saba.

FM: E abbiamo cuscini da lanciarci…

AM: Ma anche vasi, e piatti!


di Carlotta Marelli / 15 Aprile 2018

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