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C'è un banchetto surreale sul tetto del Metropolitan Museum

Figure umane e antichi reperti interagiscono in modi arditi nell’installazione di Adrián Villar Rojas sul rooftop del museo newyorkese

Courtesy of the artist; Marian Goodman Gallery; and Kurimanzutto, Mexico City - Photographed by Jörg Baumann
Courtesy of the artist; Marian Goodman Gallery; and Kurimanzutto, Mexico City - Photographed by Jörg Baumann

Il terrazzo del Metropolitan Museum nella Fifth Avenue è da sempre una tappa obbligata nell'agenda sociale di newyorkesi e turisti. Che c'è di meglio di sorseggiare un drink, lasciandosi incantare dallo skyline di Manhattan, sul tetto di uno dei musei più prestigiosi del mondo?

È la stessa cosa che deve aver pensato Adrián Villar Rojas, l'artista argentino trentasettenne scelto dalla Roof Garden Commission, per dare vita all’edizione 2017 della mostra-installazione temporanea che il MET affida ogni anno ad un artista diverso.

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Courtesy of the artist; Marian Goodman Gallery; and Kurimanzutto, Mexico City - Photographed by Jörg Baumann

Un party surreale tra le nuvole, che replica e distorce in forma scultorea e metafisica i riti mondani che animano il terrazzo del Metropolitan durante la bella stagione: è questo The Theatre of the Disappearance (il Teatro della Scomparsa), inaugurato pochi giorni fa e visitabile fino al prossimo 29 ottobre.

Courtesy of the artist; Marian Goodman Gallery; and Kurimanzutto, Mexico City - Photographed by Jörg Baumann
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L'installazione ruota intorno a una serie di tavoli bianchi, disposti in linee diagonali e accompagnati da file di sedie su entrambi i lati. Qui prende posto la maggior parte delle sculture, 16 figure umane a grandezza naturale, colte nell'atto di accasciarsi, protendersi, cullarsi, baciarsi persino. Alcune di esse, verniciate in nero, si discostano dalla scena principale, e sembrano vagare, isolate, in altri punti del tetto, soggetto ad un radicale restyling, dalla nuova pavimentazione a scacchi al pergolato più ampio.

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Confuse e mescolate al banchetto sono oltre cento riproduzioni di oggetti tratti direttamente dalla collezione del MET: opere e reperti di ogni epoca e provenienza, restituiti alla vita attraverso l'interazione con le figure umane e lo spazio: e allora ecco che per piatti e stoviglie si utilizza vasellame di origine greca o persiana, e la testa di un faraone egizio è sollevata da una ragazza in gesto trionfante.

Courtesy Photo

L’artista contesta e ribalta in questo modo l'approccio museale classico, che prende oggetti un tempo “vivi” e di uso comune, come armi, suppellettili, corredi cerimoniali, e li chiude dentro una teca, congelandoli in un universo astratto e artificioso. Sul tetto del Metropolitan Museum of Art il museo invece diventa liquido, interattivo, inscindibile dall'umanità che lo percorre.

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Per arrivare a questo affascinante mash-up sono stati necessari mesi di lavoro e prodezze tecnologiche. Le opere scelte da Villar Rojas per essere incorporate nell’installazione sono state scansionate in 3D e rielaborate nei minimi dettagli, per consentire alle sculture di indossarle, brandirle, sedervisi sopra. Per gli oggetti più piccoli si è poi passati alla stampa in 3D, mentre quelli più grandi e articolati sono stati realizzati mediante un processo di fresatura digitale.

Courtesy of the artist; Marian Goodman Gallery; and Kurimanzutto, Mexico City - Photographed by Jörg Baumann

Tutte le opere sono in gesso, rivestite da una vernice specifica per resistere alle intemperie.

E per i visitatori che gli camminano intorno è difficile resistere alla tentazione di toccarle, accomodarsi accanto a loro, unirsi a questo banchetto dell’assurdo, sospeso tra i grattacieli di Manhattan e l'eco di civiltà perdute.

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